Dal 8 giugno al 13 giugno 2021

 

A cura di Cristina Gilda Artese e Andrea Lacarpia

 

Antico Oratorio della Passione, Piazza Sant’Ambrogio 23A, Milano

 

Preview solo su invito e accreditamento lunedì 7 giugno dalle ore 16,30 alle ore 19

 

L’opening si svolgerà martedì 8 giugno nelle modalità consentite dal decreto ministeriale in vigore. Solo su prenotazione e dietro avvenuta conferma da parte della galleria con 4 turni di accesso:

16-17/17-18/18-19/19-20

 

Al seguente link -> https://tinyurl.com/jmb5szfb

 

L’Associazione Arsprima e Gilda Contemporary Art presentano Gravity and grace, mostra personale di Eloisa Gobbo a cura di Cristina Gilda Artese e Andrea Lacarpia, presso l’Antico Oratorio della Passione, luogo storico situato nel complesso della Basilica di Sant’Ambrogio a Milano.

Il progetto raccoglie un significativo gruppo di opere tra ceramiche, sculture e installazioni, molte delle quali realizzate appositamente per la mostra. La forma del vaso, solitamente associata all’ambito del design, nella produzione di Eloisa Gobbo si fa portatrice di significati concettuali e modalità creative proprie dell’arte contemporanea, in un dialogo tra le arti che rientra nella progettualità dell’autrice come dell’associazione Arsprima e della galleria Gilda Contemporary Art.

L’artista presenta nel suggestivo ambiente dell’Antico Oratorio della Passione un progetto che parla dell’oggi, del nostro tempo attuale, e che apre a possibili spiragli futuri. Una particolare attenzione viene data al dialogo tra visioni e pratiche differenti, accomunate da una medesima attitudine di apertura, in un confronto costante con la cultura artistica globale contemporanea che proprio nella ceramica ha riconosciuto un linguaggio di rara forza.

Nucleo centrale è l’installazione “Breath”, in cui l’artista, partendo da riflessioni scaturite da temi di attualità come la crisi sanitaria e il movimento Black Lives Matter, ha elaborato una vanitas contemporanea in cui una moltitudine di vasi sferici, appesi dall’alto tramite dei palloncini gonfi d’aria, divengono metafore della vita umana, insieme fragile e sacra. Le ceramiche circolari rappresentano il corpo che contiene la vita, rappresentata dall’aria contenuta nei palloncini che, esaurendosi gradualmente, fa cadere al suolo i vasi come corpi senza respiro.

Il legame tra la vita e il respiro accomuna due degli accadimenti che negli ultimi anni hanno avuto maggiore eco sociale e mediatica agendo nella coscienza degli individui: le problematiche respiratorie dovute al Covid19 e le ultime parole di George Floyd soffocato da un agente di polizia. Eloisa Gobbo parte da questi due eventi tragici per elaborare una riflessione costruttiva, che guarda ad un futuro di maggiore consapevolezza dell’uguaglianza di tutti gli esseri umani, accomunati dagli stessi processi vitali.

Le principali etnie che vivono nel nostro pianeta sono rappresentate nell’installazione attraverso le diverse gradazioni di colore della ceramica che compone le piccole forme circolari: bianco, nero, giallo e rosso sono presenti in percentuale in base ai numeri relativi alla popolazione. La circolarità dei vasi e dell’insieme dell’installazione suggerisce la connessione delle diverse individualità personali con il pianeta, in una visione del sacro che si rispecchia nella vita che anima il corpo.

La circolarità è elemento centrale anche dei vasi con i quali si completa la mostra, opere uniche realizzate e dipinte a mano dall’artista, in cui diversi motivi geometrici policromi si susseguono nello stesso oggetto senza continuità. Attraverso le forme e i colori della pittura, Eloisa Gobbo crea una tridimensionalità spaziale illusoria che spezza la rotondità della sfera creando distorsioni nella percezione dell’opera, in alcuni casi anche con un effetto optical. In questi vasi è evidente l’approccio dell’artista che nella propria ricerca si è sempre mossa tra diversi linguaggi creativi, portando la concettualità dell’arte nel design e la funzionalità del design nell’arte.