A corredo

Silvia Trappa

Golden Floor, Gilda Contemporary Art

Inaugurazione: sabato 9 maggio ore 10,30

in occasione di Gilda’s Breakfast

 

Gilda Contemporary Art dedica questo progetto espositivo a una riflessione sulla poetica della lentezza e sulla memoria quotidiana degli oggetti, accogliendo il ritorno in galleria di Silvia Trappa con un’intima e preziosa personale negli spazi del Golden Floor.

A corredo si configura come un dispositivo poetico e simbolico in cui l’oggetto smette di appartenere alla sfera dell’uso per avvicinarsi a quella della reliquia. Non più elemento funzionale, ma presenza: qualcosa che trattiene, custodisce, restituisce.

Il riferimento alla pratica del corredo introduce fin da subito una dimensione liminale: quella di ciò che si prepara in vista di un passaggio. Ma, nel lavoro di Silvia Trappa, questo insieme non si esaurisce in una dotazione per il futuro — si trasforma piuttosto in un archivio incarnato, in cui la memoria non è rappresentata, ma sedimentata nella materia stessa.

La lentezza del fare diventa qui condizione necessaria. Ogni gesto, reiterato e trattenuto, deposita un tempo all’interno dell’opera. La ceramica, il tessuto, gli elementi naturali non sono semplici materiali, ma superfici porose, capaci di assorbire e restituire tracce: luoghi in cui l’esperienza si stratifica e si rende visibile nella sua durata.

In questa prospettiva, l’oggetto si avvicina alla reliquia non tanto per il suo valore sacro, quanto per la sua capacità di custodire una presenza. È qualcosa che resta, che resiste alla dispersione, che trattiene una memoria non del tutto dicibile. Una memoria che non si offre come racconto lineare, ma come condensazione, come materia che porta in sé il segno di un attraversamento.

Le figure che emergono nel progetto — Cassiopea e la Maddalena — si inscrivono in questa stessa tensione tra visibile e trattenuto. Cassiopea introduce una temporalità ciclica, in cui il movimento continuo si traduce in ritmo, in ripetizione, in una forma di permanenza che non coincide con l’immobilità. La sua immagine, impressa nel lino, non rappresenta soltanto un mito, ma un tempo che si incide, che si consuma e si rinnova nel gesto. La Maddalena, al contrario, si raccoglie in una postura di concentrazione e chiusura. Il corpo, avvolto dai capelli, si sottrae allo sguardo per diventare spazio interno, luogo di custodia. In questa figura, la memoria non è esposizione, ma ritiro: qualcosa che si protegge, che si conserva nel silenzio della materia.

Nel percorso espositivo, gli oggetti si dispongono come elementi di una costellazione fragile e necessaria. Non chiedono di essere semplicemente osservati, ma di essere riconosciuti nella loro qualità di presenze: quasi reliquie laiche, depositarie di un tempo lento, di una memoria che non si lascia consumare.

Nel contesto raccolto del Golden Floor, la mostra si offre come uno spazio di sospensione, in cui il visitatore è invitato a rallentare e a entrare in relazione con una temporalità altra — una temporalità che non scorre, ma si deposita.

Ciò che resta, qui, non è l’immagine delle cose, ma la loro memoria fatta materia.