Aprile 2024 – Giugno 2024
Elena Monzo
Gilda’s Wall
ART FOR VALUE
a cura di Cristina Gilda Artese
Aprile – Giugno 2024
Gilda’s Wall
ART FOR VALUE
Elena Monzo
Banca di Asti- Via A. Manzoni 12, Milano
Nella prestigiosa sede della Banca di Asti in via Manzoni a Milano, a pochi passi dal teatro La Scala e da Palazzo Marino, oltre che dal Museo Poldi Pezzoli, ha luogo dal 2019 una rassegna di arte contemporanea a cura di Cristina Gilda Artese. “Gilda’s wall_Art for value” è un progetto che nasce dalla stretta collaborazione fra la sede milanese della Banca di Asti, situata all’interno di un magnifico palazzo storico, e la galleria d’arte contemporanea Gilda Contemporary Art, della quale Cristina Gilda Artese è art director. In fase di ristrutturazione della sede storica, la Banca di Asti, ha deciso di destinare una parete di 13 metri, idoneamente attrezzata, all’esposizione di opere d’arte, al fine di consentirne una libera fruizione sia ai propri clienti, sia a tutti coloro che nutrono una passione per l’arte contemporanea. Anche Cristina Gilda Artese è da tempo impegnata nella promozione e nel sostegno alla libera fruizione dell’arte contemporanea: infatti, oltre a ricoprire il ruolo di Art director presso Gilda Contemporary Art, galleria d’arte fondata nel 2017 e situata nel quartiere storico delle Cinque Vie, è fondatrice dell’Associazione Culturale Arsprima, dedita alla promozione dell’arte contemporanea e editrice della rivista di anomalie contemporanee “Or Not”. Per la Banca di Asti ha ideato, a partire dalla fine di Ottobre 2019, Per la Banca di Asti ha ideato una serie di mostre che hanno come protagonisti artisti rappresentativi del panorama artistico contemporaneo, il cui valore è comprovato non solamente dalla critica, bensì anche dall’attenzione che il mercato rivolge al loro lavoro.
Gilda’s wall_Art for value” vuole essere una modalità semplice ed immediata di fruizione dell’arte per il pubblico, nella quale le quotazioni delle opere saranno comunicate in maniera diretta, coerentemente ad una logica di trasparenza del valore economico delle opere d’arte all’interno di un settore dove è sempre più necessaria una maggiore professionalità da parte degli operatori. Il valore culturale dell’arte all’interno del sistema paese non può prescindere, infatti, anche da un giusto riconoscimento del suo valore economico, soprattutto nell’ottica della considerazione di eventuali investimenti in questo settore da parte del pubblico.
La nuova artista invitata a prendere parte al progetto è Elena Monzo.
Il tema ricorrente del percorso di ricerca di Elena Monzo è incentrato sulla società dell’effimero e la donna, elemento predominante di ogni costruzione artistica, che viene descritta in ogni singola sua mania.
Dall’arte dell’apparire per conformarsi alla massa, alla cura maniacale dei particolari, fino al bisogno di rimanere aggrappata a un’immagine perfetta, senza sbavature. Nelle intenzioni dell’artista c’è la volontà di sottolineare la decadenza della società, ormai completamente schiava di un’estetica dell’apparire. Gli accessori utilizzati nelle opere sono il vincolo che co-stringe le persone alla dipendenza: frammenti di stoffe e glitters che uniscono le diverse parti dei corpi in un insieme caotico e visionario.
Per Gilda’s Wall presenta “Stranger Things”. Stranger Things è un’abbreviazione della locuzione inglese “stranger things have happened”, usata come modo di dire per indicare che, sebbene qualcosa sia di difficile realizzazione, è possibile che comunque accada, perché cose ben più strane sono successe nel mondo.
Il percorso espositivo è inglobante pur nella leggerezza ed eleganza delle opere su carta, forse grazie ai formati prescelti. Infatti, la mostra presenta una serie di lavori di formato extra large che catapultano in un mondo surreale di connotazione retrò, con citazioni nostalgiche di ambientazioni novecentesche. La potenzialità seduttiva delle creature di Monzo si manifesta proprio nel loro essere improbabili: generate nella terra di confine dell’epoca new pop e della cultura psichedelica, cresciute nel postmodernismo e nutrite dall’artificiosità del digitale, hanno comunque la pelle dell’umano.
C’è qualcosa che il millennio in corso ci sta rubando: l’immaginare l’impossibile e la potenza stessa dell’atto del desiderarlo. Insieme ai grandi progressi delle scienze e della tecnica ed alla dirompente diffusione della tecnologia nella nostra esistenza, abbiamo concepito la possibilità di rimanere eternamente giovani, forse di poter diventare immortali, di guarire da qualsiasi malattia, di poter cambiare identità, genere, vita. In breve, di ottenere ciò che desideriamo di più, tutti, almeno in un momento della nostra vita: essere diversi da ciò che siamo, da ciò che crediamo di essere, o ciò che siamo condannati ad interpretare.
E questo millennio ci illude di poterlo ottenere e magari anche senza troppe fatiche. Con la chirurgia estetica, il trasformismo, le identità virtuali, la fluidità di genere, la possibilità di cambiare idea e raccontare menzogne senza mai essere biasimati per il fatto di averlo fatto.
Tutto diventa possibile o quantomeno concepibile: diventare ricchi senza far nulla, diventare influenti senza sapere nulla. Sapere tutto e non conoscere niente.
Concepire figli pur essendo soli, viaggiare con poca spesa, o anche essere altrove senza muoversi. Tutto parrebbe possibile in quest’epoca e nulla irraggiungibile, ma qualcosa ci crea umano spaesamento. Manca il desiderio puro e nudo, quello che cresce solitario nell’attesa del divenire e che si nutre di speranza e di mutevolezza.
Se davvero tutto fosse possibile, allora non avrebbe senso il desiderare, poiché il desiderio si dondola proprio nell’incertezza dell’impossibile. Forse si ha ancora bisogno di qualcosa che paia davvero inverosimile, ma che potrebbe, nonostante tutto, accadere: Stranger Things.
Orari di apertura:
dal lunedì al venerdì 8:20-13:00 e 14:30-16:10
L’Artista
Elena Monzo
Elena Monzo è nata a Orzinuovi nel 1981. Dopo il diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera nel 2004 si dedica totalmente alla creazione artistica focalizzata sulla figura femminile ponendo al centro della propria riflessione i temi legati alle problematiche della donna nella società odierna. L’arte è da lei usata come forma di protesta, contro una comunità che esige l’immagine di una donna perfetta, attenta ai dettagli e sensuale, incurante dei valori morali ed umani. I corpi da lei dipinti hanno un aspetto decadente, imbruttiti nella conformazione, ma ricchi di particolari estetici curati nel dettaglio, a corollario della propria poetica artistica. I suoi lavori l’hanno portata ad esporre in Italia e all’estero in importanti collettive e personali, da Milano a Venezia, dalla Germania all’Inghilterra, dalla Spagna agli Stati Uniti, dal Giappone alla Cina, dal Libano al Messico , ed in ultimo in Slovacchia a Bratislava.
Tra le mostre personali ricordiamo: nel 2022 “WWW” Elena Monzo feat Luiss Perlanera presso Arte41, Salò BS, nel 2020 Elena Monzo / William Grob “In assenza di opposizioni binarie” presso Luisa Catucci Gallery, Berlino, Germany, nel 2019 “Eroina” presso CT Gallery, Bratislava, Slovacchia e “Cucirsi la Vita Addosso” presso Asilo Macro, Museo Macro, Roma. Tra le mostre collettive citiamo: nel 2023 “Profili” presso SAC, Robecchetto con Induno MI, nel 2022 “Der Garten” presso Galerie Marek Kralewski, Friburgo, Germania, “Presente inquieto” artisti di Bergamo e Brescia nella contemporaneità, Sala Ex Cavallerizza, Brescia/ Ex Chiesa della Maddalena, Bergamo, 2021 “Vittoria Alata, musa Contemporanea” presso Colossi LAB Brescia.